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Quello che voglio presentare è avvenuto a Saluzzo, durante un soggiorno di pochi mesi del nostro Venerabile. Trovandosi un mattino in Chiesa [la chiesa dei gesuiti, detta allora anche della Croce Rossa], Padre Picco vide entrare piangendo una donna con un bambino, i quali, inginocchiatisi, si misero a pregare fervorosamente, alternando le preghiere con singhiozzi, a causa della loro condizione. Padre Picco si era avvicinato per aiutarli e la donna gli spiegò che il loro rispettivo marito e papà era morto in guerra e che le poche risorse che avevano erano ormai consumate e la pensione a loro spettante non era stata ancora corrisposta.

Naturalmente Padre Picco non rimase insensibile a questo grido di dolore e li aiutò quanto gli fu possibile. Non era sufficiente però l'aiuto materiale in un caso del genere. Li invitò a restare in preghiera, mentre lui, indossati i paramenti sacerdotali, si mise in profonda adorazione davanti al Santissimo Sacramento. La preghiera fu così sentita che fece sorgere sul viso di quelle due creature il sorriso. Allora il bambino si rivolse a Padre Picco e gli espress

e il desiderio di fare la Prima Comunione (in anticipo di molti anni sull'uso del tempo). Il piccolo si chiamava Bartolomeo. Padre Picco accolse la richiesta. Nelle settimane seguenti preparò brevemente il bambino, il quale con impegno si dispose all'importante "primo incontro con Gesù Sacramentato". Quella Prima Comunione fu fatta senza esteriorità e fu preparata in forma privatissima da un profondo conoscitore di anime.

L'episodio di questa Prima Comunione fatta "in punta di piedi", in un giorno feriale qualsiasi, in una Chiesa deserta senza invitati, con loro tre soli (una mamma quasi incredula, un fanciullo estasiato e senza complessi, un Sacerdote dalle intuizioni sorprendenti) e stato raccontato dallo stesso Don Bartolomeo Ruffa, con candore incantevole nel libro "Padre Picco a Crissolo", pubblicato dal Rettore del Santuario di San Chiaffredo.

Lilia Falco

 

Il sorriso di Padre Picco

Mio caro Padre Lorenzo, le voglio raccontare un episodio successomi. Un giorno mi trovavo in una residenza per anziani. Ho visto il sacerdote, che avendo finito la Santa Messa, si recava ai piani superiori con l'Eucaristia, proprio come faceva il nostro Venerabile. Nel mio cuore, in quel momento, ho ringraziato il Cielo, compreso don Carlo, che mi aveva indicato di sempre essere presente in quella casa, dato che non c'è un sacerdote e neppure una cappella stabile. Così io l'ho seguito e ho fatto anch'io visita agli anziani, che mi hanno accolta con molto calore. Subito sono andata alla ricerca della persona che era stata miracolata dal Venerabile, forse quando aveva pochissimi anni e ora ne ha ottanta. Appena l'ho vista, l'ho guardata e ho esclamato: "Lei è quella del Padre Picco!". Accanto vi era anche l'infermiera, la quale subito mi ha detto: "E' da un po' che non capisce e che parla poco". Nel vedermi e sentire dire "Padre Picco", quella persona anziana e a letto ha sorriso e ha parlato, con tanto stupore. Allora io dissi all'assistente: "Quando lei è vicino alla miracolata, le dica pure Padre Picco e vedrà che sorriderà e ritornerà a parlare". Sono segni di amicizia e devozione profonda verso il Padre.

Una nonna

 

Incontri all'alba con Padre Picco

La nostra adorata Mamma (defunta nel novembre 2008) per tutta la vita ci ha parlato del caro Padre Picco, che lei aveva avuto la fortuna e la grazia di conoscere. La nostra mamma, Ida Gibelli, in gioventù andava a lavorare alla Bemberg di Gozzano e ci andava naturalmente a piedi dal nostro piccolo paese di Soriso ed al mattino, all'alba, incontrava Padre Picco che andava a confessare gli ammalati e con lui si fermava a pregare. Ci raccontava della sua povertà e umiltà dicendoci che un sacerdote così è quasi introvabile. In vita la mamma, ogni volta che passavamo dal Cimitero di Gozzano recitava la preghiera dedicata al venerabile Padre Picco e noi ora vorremmo continuare in questa veneranda tradizione.

Prudenza Marelli

 

Il sollecito di Catterina dal cielo a Padre Picco

Ho letto con attenzione una delle lettere del Venerabile che Lei ha illustrato [cfr. Bollettino n. 2014/1, pp. 10-17, scritta da Gozzano, il 12 marzo 1913]. Il signor Giovanni era mio zio e la cara Caterina [o Catterina] mia nonna. Il fatto è avvenuto a San Remo, quando Padre Picco era nella chiesa dei Padri Gesuiti. Da mia mamma, anche lei figlia di Caterina sapevo di questa lettera. Anch'io sono stata due volte a Gozzano quando c'era mio marito, deceduto nel 2001. Ho pregato sulla sua tomba. Ciò che Lei ha scritto mi ha commossa. La ringrazio di aver ampiamente citato il fatto avvenuto. Ringrazio di cuore e la prego di pregare per la mia famiglia

Maria Balestra Palagi

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Ed. ADP, Roma 2020, pp. 200, € 10,00.